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martedì, 17 giugno 2008

La settimana prossima a quest'ora staró atterrando all'aeroporto di La Habana. L'afa del Caribe sostituirá questa fresca primavera madrileña, la habitación individual del señor Alejandro Osés, nel Malecón, sostituirá la stanza tra Manzanares e Casa de Campo, in cui ho dormito gli ultimi due mesi... La Casa de Campo é proprio qui dietro. Lo sapevo, ma per pigrizia pareva non ci avessi mai fatto caso. Basta girare l'isolato, salire il ponte che scavalca la trafficata M-30 e si é catapultati nel mezzo del bosco. Non mettevo piede nella Casa de Campo da un anno ormai. Domenica scorsa ho deciso di rompere l'inutile mezzo tabú. Nulla é cambiato. I soliti finocchi liberi e giocosi, guardandosi e spiandosi, salutandosi e toccandosi, fra le fresche frasche delle prime colline, sotto i pini della meseta castigliana. Le solite mignotte, per lo piú dell'Est Europa, con tacchi, mini-mini gonna e body di colori per lo meno sgargianti, borsette di finta pelle e trucco notevole. I soliti latini con le loro grigliate, i tanti litri di birra, i tanti mocciosi. La solita partita di calcio degli over-quaranta, sul campo di terra. E i soliti, salutari ed ammirabili, amanti del footing o della mountain bike. Ho camminato per un paio d'ore, arrivando fino al Parco dei Divertimenti all'altro capo dell'enorme distesa di bosco che accarezza Madrid. Mi sono perso nel silenzio della natura, piú in lá di accalorati omosessuali, appesantiti latinos, avide prostitute e sudati sportivi della domenica. Lá dove non si sentiva nessuna voce, nessun motore, nessun sospiro. Solo il vento, qualche uccello e il rumore dell'erba sulle gambe. Al ritorno, proprio quando gli ultimi raggi di sole schiaffeggiavano il profilo di Madrid, ho deciso di fermarmi su una collinetta e godermi questo spettacolo gratuito. Joaquín Sabina cantava in sottofondo i suoi "Alivios de luto". E il sole poco a poco abbandonava la cupola dell'Almudena, la facciata del Palacio Real, i pennacchi del Ministerio de la Aviación e gli edifici della Ciudad universitaria... la torre Picasso e le alte Torri di Chamartin... Il ritmo flamenco di "Paisanaje" e la voce di Sabina accompagnavano il sole al di lá dell'orizzonte e accendevano le prime luci della Madrid che mi tocca lasciare un'altra volta. Proprio come il sole. Ma ogni mattino ritorna. Io dovró aspettare un altro anno, almeno. Ma mi godró piú d'una volta ancora questo spettacolo.
postato da: Bombaccitch alle ore giugno 17, 2008 20:43 | link | commenti (1)
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giovedì, 01 maggio 2008

Madrid stamani si è svegliata con un cielo terso e un sole forte. Io, pure. Non m'è costato più di tanto riconnettere la spina al cervello, per quanto contassi con solo tre ore di sonno. Storia lunga: parola della fede. Primo maggio, strade praticamente vuote. Appena i primi turisti, con tutta quella panoplia di zainetti, cartine e bottiglie d'acqua. Decido di comprare il giornale e di fare colazione in uno dei bar della Cuesta de San Vicente, appena sotto Plaza de Espana. Ci avevo preso del pulpo alla gallega l'anno scorso, in una delle prime serate madrilene.

Per quanto il sole fosse hot like an oven, come direbbe Marvin Gaye, l'aria è fresca. In maniche di camicia si sta ottimamente. Ordino un caffé e un enseimada con cabello de angel ed apro il giornale. Dopo i salienti fatti di cronaca politica dell'ultima settimana, ho optato per il Corriere. Tanto per vedere se l'aria che tira da noi è davvero pessima. Bè, è proprio pessima. O sarebbe meglio dire, triste, povera, ridicola, inutile, paurosa. Fini, neo-presidente della Camera, che cita il Santo padre e ricorda la religiosità cattolica dell'Italia e degli italiani. Schifani, neo-presidente del Senato. Alemanno, neo-sindaco di Roma, circondato dalla schiera dei fedelissimi col braccio alzato, la bandiera italiana in spalla e l'inno di Mameli perennemente in gola. Berlusconi sorridente che siede accanto alla giovanissima nuova eletta deputata di Forza Italia, figlia di missini. Un'altra neodeputata berlusconiana che si presenta in aula con 15 cm di tacchi e fa arrossire La Russa. Bossi e i suoi trecentomila martiri pronti con i loro trecentomila fucili. Il regista Martinelli che presenta il suo "Carnera", eletto a nuovo eroe padano...

La fame e la rabbia mi fanno divorare in due bocconi l'enseimada. Siamo giunti al limite. Ne sono convinto. Ma si è solo all'inizio della caduta. Il pozzo è ben più profondo di quel che pensiamo. E anche quando toccheremo il fondo, ci vorrà un attimo per iniziare a raschiare. E darsi conto che sotto c'è un altro precipizio.

Ritorno al dubbio di qualche tempo fa. Che fare? Scegliere il cammino partigiano, della lotta e dell'impegno, o il cammino che porta a lidi lontani, dove tutto il pout-pourri politico-sociologico italiano rimane solo un vago ricordo od un trafiletto su qualche giornale straniero? La passione della politica mi spinge alla prima di queste scelte. Ma la tentazione di dimenticare (bevendo, come è tradizione?) e lasciare che le cose prendano il loro drammatico corso non svanisce affatto.

La debolezza di un centrosinistra afflosciato su se stesso, schiavo della paura di perdere il legame con il cattolicesimo e la pacatezza di Veltroni in un momento in cui la giusta risposta è un opposizione forte, netta, chiara mi divorano l'intestino. Quel poco di Sinistra che m'aveva fatto sorridere due primavere fa, per quanto abbondassero le pecche, è ormai scomparsa, è stata triturata e gettata in qualche discarica abusiva. Purtroppo il tenue frontepopulismo del governo Prodi è terminato. E' l'ora di rimboccarsi le maniche: scendere nelle piazze, organizzarsi, mostrarsi. Conquistare la strada, perchè la porta del palazzo è sbarrata. Ricostruire un progetto, ma soprattutto una cultura ed una coscienza, cominciando dalle fabbriche, dagli operai e dai testi teorici del marxismo. Perché tra qualche anno si possa riascoltare una investitura a presidente della Camera dedicata agli operai e alle operaie, e non al Papa. Perchè si possa ritornare a celebrare il Primo Maggio dei lavoratori. Non come i giornali d'oggi, che non lo ricordano più. Nemmeno nella pagina della cultura.
postato da: Bombaccitch alle ore maggio 01, 2008 21:56 | link | commenti (1)
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lunedì, 07 aprile 2008

Sul "meno peggio" oggidì

Chi si considera di sinistra e ancora si sente indeciso su che cosa votare, sarebbe bene che rileggesse un passo di Gramsci, scritto nelle carceri fasciste, ripensando al primo dopoguerra e al biennio rosso:

"Il concetto di "male minore" o di "meno peggio" è dei più relativi. Un male è sempre minore di uno susseguente maggiore e un pericolo è sempre minore di un altro susseguente possibile maggiore. Ogni male diventa minore in confronto di un altro che si prospetta maggiore e così all'infinito. La formula del male minore, del meno peggio non è altro dunque, che la forma che assume il processo di adattamento a un movimento storicamente regressivo, movimento di cui una forza audacemente efficiente guida lo svolgimento, mentre le forze antagonistiche (o meglio, i capi di esse) sono decise a capitolare progressivamente, a piccole tappe e non di un solo colpo (ciò che avrebbe ben altro significato, per l'effetto psicologico condensato, e potrebbe far nascere una forza concorrente attiva a quella che passivamente si adatta alla "fatalità", o rafforzarla se già esiste)." (A. Gramsci, Quaderni del carcere, vol. VI, p. 191)

Un solo commento: votare il meno peggio è un errore politico grave, oltre che una penosa sconfitta morale con se stessi. La via del compromesso con il proprio rappresentante politico non deve passare attraverso la castrazione del proprio credo, e nemmeno dei propri valori. La logica montanelliana del "turarsi il naso" ha fatto il suo tempo: la cedo volentieri ai valorosi ed orgogliosi sostenitori della Real Politik che spopolano in mezzo mondo. E che oggi, davvero, non hanno più ragion d'esistere.
postato da: Bombaccitch alle ore aprile 07, 2008 17:35 | link | commenti
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sabato, 22 marzo 2008

Questa mattina ho finito "Aspetta primavera, Bandini". E' stata la prima cosa che ho fatto, appena tiratomi su dal letto. Era da almeno un paio di mesi che non riuscivo a terminarlo, portandomelo appresso, dal comodino alla borsa, di nuovo al comodino, di nuovo alla borsa. Era una schiava maledizione. O semplicemente un piccolo oblio. Ho atteso la primavera, per finire il libro. Come Arturo Bandini attese la primavera per giocare la partita di baseball nell'innevato Colorado.
Domani si cambia registro. In tutto. Per tutto. Spalancherò tutte le finestre e si cambia aria, aria nuova, non aria stantia, morbosa, malata. Il vento si porterà via la polvere e pure i mobili. La credenza la voglio vedere volare fuori dalla porta finestra e atterrare giù, nella Ronda del General Mitre, investita da un autobus. Il vecchio divano, senza un piede, sbilenco come l'anziana che mi precedeva poco fa alla cassa del supermercato, finirà sotto le ruote di un camion della nettezza urbana. Ai trasportatori della pizza Sapri sotto casa offrirò sedie e tavoli: immagino già che s'inventeranno coi loro motorini per passare la serata. Ai tifosi del Barcelona che sono soliti vedere la Liga nel Bar Sants darò la possibilità di sfogare la loro rabbia con la televisione e pure la lavatrice.

Voglio che non rimanga nulla. La casa sarà vuota. Solo la struttura rimarrà intatta, le quattro pareti spoglie. E i due murales, che rallegrano salone e corridoio. E' tempo di cambio. Un cambio non necessario, ma imprescindibile. E' giunto il tempo del nuovo. E' finita l'epoca della raziocinante attesa. Sarà una rivoluzione. Grandiosa. Ed epica. Almeno a parole. E una riforma, chissà, nei fatti. Oppure finirà per essere una riforma a parole. Ed una rivoluzione nei fatti.

Qualcosa si cambierà. Tutto si cambierà. La primavera, la resurrezione, la rinascita. E' un momento di rottura. La rottura che segue alla crisi. Ed alla crisi si risponde con proposte nuove. Non sarà il Gattopardo, almeno non nelle mie intenzioni. Sarà piuttosto qualcosa che si avvicina alle parole del mio compagno di viaggio, Bombacci, che non seguirò fino al suo triste epilogo. Mi fermerò ben prima. E m'accontento di queste frasi per attuare un cambio netto, chiaro, cosciente: "Non vi faccia paura il nome di rivoluzione. Tutti gli umili hanno bisogno di sapere per servire meglio la loro causa: fate che essi imparino tutto, per rompere tutto. Se non c'è il sapere, non è possibile demolire il passato."

Ho aspettato a lungo questa primavera. Ora è già arrivata.
postato da: Bombaccitch alle ore marzo 22, 2008 14:42 | link | commenti (2)
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sabato, 08 marzo 2008

Ultimamente ho sempre meno voglia di scrivere, a meno che non me lo imponga. Ultimamente sono piuttosto stressato e non trovo il tempo, in fin dei conti, per nulla. Tutto scorre. Ed è piuttosto complicato frenarne la marcia. Dopo due mesi dall'ultimo post, oggi scrivo. La situazione è quella adeguata. La musica di sottofondo: "Nuages" di Django Reinhardt, il gitano belga con due sole dita in una mano, il più grande jazzista. Il contesto: giorno di vigilia elettorale. Ho notato che la vena di blogger sgorga nei momenti di tensione politica, nei momenti di campagna elettorale, di crisi e conseguente rabbia. Domani qui in Spagna si vota. Zapatero dovrebbe bissare, anche se ieri l'ETA ha smosso, anche se non si sa ancora come, le carte, con l'assassinio di un ex assessore socialista nei Paesi Baschi.

Intervallo numero uno: prima sono stato in una festicciola nella Plaça del Diamant, nel quartiere di Gracia. Dietro il palco su cui suonicchiava un gruppetto folk catalano, spiccava la bandiera indipendentista: strisce rosse su fondo giallo e stella rossa in risalto. Si mangiavano calçots, una specie di cipolle dolciastre, da inzuppare nella salsa di romesco, butifarra e fagioli. La coda era immensa, un serpente che seguiva il perimetro della piccola piazza. Si è optato per una birra al sole col sottofondo delle canzoni della patria catalana, seduti sulle panche su cui campeggiano ancora le scritte del PCC, il Partit Comunista Català. Nota in margine: non provo nessuna simpatia per tale nazionalismo antistorico, che si copre di proletarismo del nuovo millennio. Se si proclama che si morirebbe per la patria, si può considerarsi di sinistra?

E tra un mese abbondante pure da noi si vota. Le prospettive sono ben peggiori. Per il momento è ancora quella di sempre, se non fosse per qualche leggera novità. Tipo l'antipoliticismo che spopola più del solito, con Grillo sulle barricate a ricevere applausi, da buon attore quale è. E Berlusconi che non vuol essere da meno. Dopo qualche settimana di un assolutizzante politicamente corretto (che non ha nulla a che vedere con il correttamente politico), la Pulcinella lucente di Arcore è tornata al vecchio leitmotiv. Strappare pubblicamente il programma del presunto avversario incita le folle onnubilate dal Caimano imbellettato, riaccende gli animi della solita destra povera di idee, di scrupoli e di cervello, rinfocola quella mezza Italia deficiente d'intelligenza allo stile dei cori da stadio e delle urla dei megafoni degli ultras.

Intervallo numero due: Tra poco riapparirà Bossi incitando alla secessione di Malpensa, Repubblica aerea libera del Nord. Riapparirà Calderoli, con l'organizzazione di una serie di braciolate nell'hinterland milanese. Riapparirà Borghezio che sbiancherà chi bianco non è, dopo aver lanciato qualche grasso insulto all'Islam. Schifani, Vito e qualche altro tireranno in ballo l'Unipol, Consorte, il comunismo e Stalin: il pericolo rosso, la imminente bolscevizzazione, diranno, è proprio dietro il faccione bonario di Veltroni. Continuerà la sua presenza mediatica il bonario Bondi, che paventerà l'anticlericalismo della sinistra, sostenuto da Ferrara e da Ruini. Cossiga, infine, uscirà con qualche bomba su qualche caso irrisolto della Prima Repubblica e Andreotti si asterrà da qualsivoglia suggerimento elettorale.

Bè, cosciente di tutto ciò, e proprio per questo, tornerò a votare in aprile.
Ultimamente ho sempre meno voglia di stare qui a Barcellona, sarà per ciò che rappresenta, sarà per ciò che mi comunica. Ultimamente ho sempre più voglia di prendere il largo: lidi lontani ed ameni. La settimana prossima andrò ad Oviedo, che di lido e di lontano possiede davvero poco. In aprile tornerò a Madrid. E in luglio a Cuba, che possiede tutte e tre le caratteristiche sopra elencate. Faccio ripartire l'album di Django per non sentire il traffico. E sognare un poco con Cuba.
postato da: Bombaccitch alle ore marzo 08, 2008 19:47 | link | commenti (3)
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mercoledì, 16 gennaio 2008

Ieri é scoppiata la nuova bomba politico-etico-sociale del teatrino italiano. Qui in Spagna non se ne é sentito nè lo scoppio, nè il rimbombo, nè una lontana eco. Ho sfogliato i giornali on-line, per rendermi un pò conto della penosa caciara. Le critiche e le scuse, le analisi e le paure: la solita vecchia zuppa, riscaldata e servita come il piatto del giorno. Avevo l'intenzione (polemica) di postare due pezzi di "Libero", pieni zeppi di fesserie, di grandi parole per piccole cose, di grosse accuse per imputati striminziti. Avrebbero fatto l'effetto di sempre: una allegra pena. Mi sono peró stufato.
La voglia di parlarne é sotto le scarpe, perché la sua reale importanza è nulla. I problemi sono ben altri in questo inizio d'anno. Forse che sia un tentativo di celebrazione del sessantotto nel suo quarantesimo anniversario? O forse che non ci rendiamo conto che ci sommergono di finzioni per impedirci di pensare?
Probabilmente i colpevoli (in una società cattolica come la nostra un colpevole c'è sempre) siamo noi: gli arguti interpreti, i timidi e paurosi spettatori, i destri censori. I fessi onnubilati, sarebbe meglio dire.
È un cielo pieno di nubi, di polveri, di inquinamento. E noi non siamo più capaci di vederne il colore, di apprezzare o di lagnarci della sua luminosità. Ormai siamo convinti che dietro quegli strati artificiali non ci sia più un cielo, che quegli stessi strati siano il cielo. Crediamo che il cielo sia grigio perchè sappiamo vederne solo il grigiore con cui lo sfangano. Per vederne l'azzurro bisogna allontanarsi, salire in montagna e guardare tutto con un'altro occhio. Come Bologna, dai colli. Dalla cappa che la sommerge e la incrosta non spuntano nemmeno le due torri.
A chi sale in montagna si aprono due strade. La prima è quella che scelsero i partigiani: la strada dell'interesse della cosa pubblica, della compromissione politica e sociale. La seconda è quella del montanaro isolato, del poeta solitario e, anche, della armata brancaleone di "Mediterraneo": rimanerne fuori per forza e per convinzione o per caso.

Ho abbandonato le armi da qualche mese. Perchè l'Italia non è altro che una trappola, un inganno ben servito. E preferisco guardare il cielo con o senza stelle da un'altra Itaca, non quella che mi dovrebbe spettare.


postato da: Bombaccitch alle ore gennaio 16, 2008 11:53 | link | commenti (1)
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sabato, 29 dicembre 2007

E la fine dell'anno. Dunque è giunta pure l'ora che scriva qualcosa. Svogliato più del solito, affetto quasi da amnesia, una pigrizia dello spirito eccelsa quanto vittimista, avevo pensato di tanto in tanto a dare notizie di me ad una serie, non poi tanto numerosa, ma nemmeno disprezzabile, di incostanti lettori. Ci pensavo sovente nei luoghi più disparati e, forse, meno indicati. Nei treni al mattino, col sonno che schiacciava le palpebre e segnava le nere borse, ai banconi del bar la notte, col vino rosso che gonfiava fegato ed ego, nelle rare, ma sempre più apprezzate, passeggiate nei boschi. Tipo oggi sui monti del Trentino, correndo a perdifiato nell'inutile tentativo di ripulire il corpo dalle scorie della metropoli e del mal vivere, godendo solitario del sole di dicembre, facendo pipi da un dirupo che mostrava ignaro la valle e i monti che subito la chiudono.

Quindi, tanto tempo, tanti pensieri, molti dubbi, sentimenti vari. Ossia, riflessioni sparse ed estemporanee.

1. Sull'amore. In estate ribadivo la mia tesi assolutistica, totalizzante, radicale. Affascinante quanto irrealizzabile? E' quello che da un pò mi chiedo. Una cara amica mi ha fatto notare che la perfezione delle tesi ha a che fare con l'imperfezione della realtà. E quanto è vero. La stessa cosa che il buon Lenin disse fuori dai denti al nostro Bordiga, quasi un secolo fa. E non sbagliava il vecchio bolscevico. Ora continuo a sostenere la mia tesi pura ed intoccabile, ma mi accorgo sempre più della sua irrealizzabilità. Almeno a lungo termine. Ne verrebbe fuori che l'amore sarebbe un'esperienza per forza breve, rara, momentanea. L'amore non concepirebbe, dunque, lunga vita. Sarebbe un'amore a scadenza. Come un feto, che più di nove mesi non dura. Come un formaggio fresco, che dopo un mese fa i vermi. Come una mela, che dopo l'anno non sopravvive nemmeno alle celle frigorifere. L'amore assoluto è per tanto un'amore a scadenza predeterminata, anche se non determinabile: un'esperienza che si deve concludere piuttosto presto, prima che marcisca.

2. Oppure si accetta la quotidianità. Ed è tutto un altro paio di maniche. E si spezza il fucile delle ambizioni, lo scettro della purezza e la pagina delle tesi perfette. Cercare la felicità nella giornata, nel lungo periodo: una sfida ben più ardua, che richiede una dose di coraggio enorme.

3. L'inguaribile romantico. Una questione aperta. Ancora non ho capito quante razze ce ne siano: quelli che amano totalitariamente, quelli che s'innamorano e rimangono prevalentemente fregati, quelli che credono nell'amor puro e s'accontentano della realtà, aspirando però sempre a questa vetta lontana.

4. A novembre sono tornato nella Madrid di cui tanto parlo, che tanto pubblicizzo. Per un congresso. E con l'idea di rivedere il buon Pepe per una serie di birre nei localini della Latina e sentirne delle altre sui vecchi tempi. Dopo aver assicurato la sua presenza, Pepe ha tirato il bidone, con la scusa di un'opera al teatro di San Sebastian de los Reyes. Ci si è trovati comunque vispi e carichi: Juan el mexicano al bancone, a finire di spillare delle birre, io e Ivan a scolarne in attesa di Chao e Juan Antonio, che coi suoi settanta e passa anni ci da la biada quando vuole. Juan Antonio è arrivato, per il vento freddo che tirava le guance erano rosse come la sciarpa di kashmir: un litro di mahou nel giro d'una mezz'ora, ché la moglie lo attendeva per una di quelle classiche cene familiari. Ci raccontava di quando lavorava per la IBM negli anni cinquanta e sessanta e le ferie che faceva sul Mediterraneo andaluso, giù a testa bassa con la macchina per tutta la Mancha, alle porte di Jaen che quasi fondeva il motore sotto il sole di luglio. E rideva, il nostro Juan Antonio. E allora si passa al classico: baccalà e vino bianco al Revuelta, all'altro lato della piazza. E qualche altra storia, questa volta di donne. Ma mancava Pepe. E si sentiva.

5. Domani metterò piede di nuovo sui sanpietrini di Bologna. In stazione dovrebbe attendermi quel matto di San Marino, non si sa se in versione con o senza baffi stile Classic della Riviera. Si berrà come leoni, si mangerà come orsi tra storici incalliti e falliti, precari disinibiti e alcolizzati.

A plus.
postato da: Bombaccitch alle ore dicembre 29, 2007 00:21 | link | commenti (2)
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martedì, 21 agosto 2007

Questa è una di quelle serate da mettere nel cassetto delle "precisazioni". Sarà che è già scesa la notte e le giornate si stanno irremidiabilmente accorciando. Sarà che sto ascoltando strimpellare il Johnny Cash degli ultimi anni. Avrei molto da dire, ma su cose a cui non frega nulla a nessuno. Men che meno ai pochi aficionados che di tanto in tanto passano di qui o ai casuali visitatori attirati da google su una pagina che dubito cercassero.

(Riprendo a scrivere dopo una cena cinese con Mauro e Valentina, due romani di passaggio in terra catalana. S'è parlato di Borgo, Prati e Campo de' Fiori)

Dunque, errata corrige:

1. la Harley di Pepe è una 883 color blu, non arancio. Una notevole differenza. Così i jeans da sei euro di Pepe possono stare in tinta.

[Intermezzo su Pepe: Ieri a cena con Alex ho riproposto il carosello delle avventure di Pepe. Tra le tante: il 23-F, ossia il 23 febbraio del 1981, quando i militari occuparono il Parlamento a Madrid tentando di reinstaurare la dittatura, Pepe prese di corsa e andò al municipio, chiedendo le armi per difendere la costituzione democratica. Pepe aveva la barba ed i capelli lunghi: aspetto da vero rivoluzionario. Una specie di Bombacci, per intenderci. Ma più piccolo, più amante del vino e con accento gallego. Bè, il municipio era vuota, nessuno gli aprì.]

2. la lettura proposta per la seconda massima: "il paradiso, in fin dei conti, è una sconfitta per tutti" è errata. La causa, probabilmente, è la costante pigrizia per cambiare ciò che scrivo, dopo averlo scritto. La corretta (nel senso di personale) interpretazione non la do. Perchè, come il matrimonio di Renzo e Lucia, non s'ha da fare.

[Intermezzo filosofico: Ritornando alle discussioni sull'assoluto in cui credere nella vita, propendo con sempre maggiore convinzione, per l'amore vissuto in maniera totalitaria, senza la benché minima razionalità. Come un'esperienza assoluta, non pensabile, nè riducibile. Un detto ed un fatto non interpretabili, se non nel momento in cui tutto già si è concluso. La razionalità uccide l'assoluto.]

Buonanotte.
postato da: Bombaccitch alle ore agosto 21, 2007 01:57 | link | commenti (4)
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venerdì, 03 agosto 2007

Sono le 14.45 del giorno 3 agosto, Anno Domini 2007. Mi trovo in quella evidente situazione di scazzo, mista a noia, stanchezza e quant'altro vogliate voi aggiungervi tipica dei giorni estivi passati davanti ad un computer alla ricerca di un'ispirazione per concludere un lavoro universitario.

Nel mezzo delle mezze riflessioni sul mio caro compare di viaggio, Nicola Bombacci, su che dice della Rivoluzione, della Guerra e del Partito nelle sue lineari peregrinazioni dalla sinistra alla destra, nel mezzo delle ore passate a tradurre la mia tesi di laurea in spagnolo per risparmiarmi un pò di lavoro e andare spedito come una zattera nella bufera, nel mezzo di tutto ciò porto in giro il cane, Paco, e mi scappa qualche (purtroppo futile) illuminazione. Generalmente seduto sulla tazza. O, in alternativa, mangiando una tostada affacciato su una Ronda del Mig finalmente quasi deserta. Ieri ho coniato, come monete d'oro, le nuove grandi frasi del pensiero occidentale, in perenne tramonto:

1. La migliore maniera per fare la Rivoluzione è la diplomazia. (Questa la si deve ad un tragitto nel metro di Madrid il mese scorso).

2. Il paradiso, in fin dei conti, è una sconfitta per tutti.

3. Per avere una fede si deve ignorare massimamente.

A rileggerle ora, tutte insieme appassionatamente, mi danno una strana idea. Una possibile lettura ermetica: la Rivoluzione russa davvero, anzi è già morta e sepolta; chi crede non sa una sega; il paradiso non esiste, e se esistesse, lo conosceremmo quando ormai ci resterebbe poco da godere.

Sono le ore 15.17 dello stesso giorno e del medesimo Anno Domini. Vado a mangiare che sto buttando, come spesso accade, il tempo alle ortiche. Saluti.
postato da: Bombaccitch alle ore agosto 03, 2007 15:19 | link | commenti
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martedì, 26 giugno 2007

E' una delle ultime serate madrilegne: il calore del giorno è mitigato dalla brezza che mi sbatte in faccia mentre scrivo al pc. Mi fanno compagnia i Pleasure con la loro "Joyous" e un botellin di Mahou cinco estrellas. Nella terra catalana non si riesce ad andare molto più in là di una Damm, una Moritz. O nel peggiore dei casi una San Miguel. Ma non ne vale la pena. A quel punto preferisco soccombere al sapore della omnipresente Damm, che qui a Madrid finisco per difendere: più per spirito di contraddizione che per vero piacere.

Dalla prossima settimana comincerò a difendere la fresca Mahou. Barcelona m'attende. Ancora non ho capito se a braccia aperte o con un bastone nascosto dietro la schiena. L'altra settimana di Mahou se ne è bevute a sufficienza, direi. Juan Antonio, un compagno del master, classe 1934, madrilegno de pura cepa, come si suol dire, ha voluto fare un aperitivo mattutino alla Dolores, una birreria storica. Juan Antonio è un gran signore e per la veneranda età si mantiene come un giovinotto: ossia, noi al suo ritmo si fatica davvero. Alla Dolores quando non beveva la birra, ne lodava la freschezza. E dopo un corposo pranzo gallego ha insistito per passare al Caffé Lyon per un whisky. Ma poi nel momento più bello Juan Antonio scappa via per timore della reazione della moglie.
Come un paio di settimane fa: si era cenato con tutto il gruppo di finti storici ubriaconi. E in quell'occasione anche il Gran Maestro dei Bevitori, Pepe, era dei nostri. Alla mezzanotte Juan Antonio prende e comincia a correre: il timore di perdere il treno per tornare a casa gli aveva dato una vitalità impareggiabile. E Pepe, che stava fumando la quinta paglia, lui, che da dieci anni aveva smesso di stabaccare, gli corre dietro a sua volta. Ma solo per prenderlo in giro. Poi torna e tiene botta fino a mattino inoltrato nei localini de La Latina, raccontando delle avventure nella Santiago del '69. Ma il meglio è arrivato - nel mezzo di pseudo dibattiti storico-politici che marciranno nelle galere dell'oblio - quando s'è parlato della sua Harley Davidson, una 883, arancio. Pepe smarmitta in estate per le verdi colline della Galizia, alla ricerca di birre fresche, vecchi compagni di sbronze e inaspettati monumenti storici.
Ancora non s'era toccato però l'acme: il racconto di una cena di industriali è stato il degno momento per salire su un taxi e tentare di trovare la via di casa. Pepe, che per l'occasione aveva indossato la giacchetta color panna del suocero falangista, ci era finito più che altro per fare piacere ad un amico: l'organizzatore era un grosso industriale spagnolo, grezzo quanto ricco. Il Ribeira l'aveva scaldato al pari delle fregnacce dell'illustre magnate. Pepe s'alza sulla sedie e inizia un monologo in difesa della cultura, con certe tinte marxiste. Stupore nella sala, scambio di battute con l'industriale. Pepe non si ferma: come dice lui, e non a torto, è un "todo terreno" (un fuoristrada). E gli umili servitori del grande industriale scalpitano. Fino a che dopo una serie di accuse dirette di un Pepe rivoluzionario, cominciano a tirargli pezzi di pane. Ma Pepe continua la sua filippica sotto la pioggia di molliche e tovaglioli...

Domani al mezzodì passo a salutare Pepe in università. Una bevuta al bar dei colombiani prima di tornare nella Catalunya profonda...
postato da: Bombaccitch alle ore giugno 26, 2007 23:37 | link | commenti (2)
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sabato, 26 maggio 2007

E' un maggio piuttosto imprevedibile qui nel centro della penisola iberica. Da tre giorni piove a dirotto. temperature d'inizio marzo, spirito personale stile-fine-inverno. Il tempo influisce sempre. Ma forse quel che mi frega è anche la mancanza di qualche buon bicchiere. Da lunedì non ho toccato nemmeno un goccio di alcol. E non lo dico con compiacimento, piuttosto con un misto di rabbia e tristezza. Fottuti antibiotici datomi dalla bionda dottoressa del Centro di Salud di Calle Potosì... Ma un'oretta fa ho accompagnato delle linguine al pesto con un bicchiere di quel Toro di Valladolid che merita un premio.

Lunedì le birre l'avevano fatta da padrone. Il lunedì è il giorno della lezione di Pepe, il professore originario della Galizia, che impartisce un corso sugli anni Venti in Spagna. Gran personaggio il Pepe. Offre sempre delle gran birre dopo una lezione colorata di ricordi personali: donne, sbronze, viaggi improbabili, racconti del militare, sbruffonate... Al bar, gestito da dei colombiani, ci stiamo sempre almeno un paio d'ore, fino a che non ci mandano via. Oltre a Pepe, degno di nota è anche Juan Antonio, un settantatreenne madrileno, che questo lunedì si è preso una ciucca non indifferente, ci provava pure con un'altra professoressa. L'altro giorno Pepe raccontava di quando conobbe due francesi (allora viveva nel centro di Madrid, verso il '68) e con un tale che soprannomivano James Dean cercarono di abbordarle. Pepe puntava una biondona in carne, James una mulatta snella. Pepe le convince a passare da casa sua, per un caffè. Le due ci stanno. Ma la biondona è fredda, la mulatta pare invece più attiva. Pepe finisce in camera con la mulatta, mentre James, che proprio non ci sapeva fare, a quanto racconta Pepe, se ne resta in salotto con la biondona. Dopo un paio d'ore Pepe esce trionfante e trova James e la biondona sul divano entrambi intenti a leggere il giornale. James perse molti punti nelle classifiche di Pepe.

Quando i colombiani ci fanno sloggiare dal bancone, si passa un buon quarto d'ora nel giardino della facoltà, in attesa che a Pepe passi la sbronza e possa prendere la macchina (la sua descapotable: una Fiat barchetta rossa) per tornare a casa. Lunedì raccontava del periodo universitario a Santiago, sempre fine anni Sessanta. Viveva in un appartamento che definisce una comune: di notte si svegliava e trovava donne nude che non conosceva in corridoio, mentre il suo coinquilino (un tale che ha comprato la laurea in farmacia a 55 anni, ossia giusto qualche anno fa...) suonava il sax e si giocava tutto al casino...

Passo in cucina, ora. Un altro bicchierino di Toro, che mi aiuti a studiare un pò, in questo ultimo sabato di maggio.
postato da: Bombaccitch alle ore maggio 26, 2007 16:40 | link | commenti (2)
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giovedì, 03 maggio 2007

Sto ascoltando Keith Richards in una delle sue migliori interpretazioni. A Madrid sta sparendo solo ora la luce. Gli ultimi bagliori di un giorno freddo di maggio, ripresosi giusto giusto alla sua fine, si vedono appena dietro le alte torri di Chamartin. Io sono alla scrivania, pasteggiando una bottiglia di Toro di Valladolid. Un vino eccellente. Davvero eccellente.

L'altro fine settimana ho fatto una duplice capatina alla Casa de Campo. Quel fine settimana che ancora c'era il sole. Gran caldo, cazzo. Ottimo comunque, nessun lamento. La Casa de Campo è un enorme distesa di boschi, una specie di foresta - vegetazione castigliana - che si estende appena fuori dal centro di Madrid. Poche centinaia di metri dietro il Palazzo Reale. Un'estensione mica da ridere, del tipo: 1700 ettari. C'è un pò di tutto. Dal parco divertimenti al laghetto con le barche per turisti dementi o famigliole pigre, dalla foresta incolta al parco ben curato. La cosa più divertente, ma in fin dei conti la cosa più ridicola della nostra società burattinaia, ottusa, falsa e ipocrita è però un'altra. Camminando poche centinaia di metri ad ovest del laghetto artificiale circondato da ristoranti banali frequentati da molte famiglie con bambini si incontra prima di tutto una collina, luogo di ritrovo di latinoamericani che se la spassano con le grigliate di carne e l'alcol, poi la foresta, la natura, i cespugli, l'erba, le pigne e una massa solitaria di gay in cerca di sesso facile. Lo dico senza il minimo moralismo. A ognuno piace una minestra diversa. Mi siedo su una collina che guarda Madrid. Giro la testa e sotto un pino, ecco due ganzi giovinetti che si spompinano allegramente. Un vecchio gobbo look trekking passa e mi saluta. Una sorta di marine USA di famiglia messicana domina la collina di fronte, in posa fermamente machista. Un altra simpatica mascherina, poco dopo, passeggia completamente nudo, si siede, si sdraia, comincia a masturbarsi. Arriva un secondo incomodo. Vestito. Ci mette poco a mettersi nudo. Si avvicina al simpatico masturbatore, gli si siede accanto, comincia a massaggiarlo. Ma sembra che la cosa non vada a buon fine... Alle sette di sera ora di punta tra i fitti boschi della Casa de Campo: sembra Via Indipendenza a Bologna il sabato pomeriggio... Zombi in cerca di prede, vampiri isolati in cerca di sangue fresco, massa anonima in cerca di fast love... io ho mangiato il mio panino col salsichon, ho preso il sole, guardando il profilo della capital. La via di casa solo verso sera, dopo relax e riflessioni sulla nostra ipocrisia.
postato da: Bombaccitch alle ore maggio 03, 2007 22:25 | link | commenti (5)
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domenica, 11 marzo 2007

Le dichiarazioni di alcuni rappresentanti del cosiddetto centro-destra in seguito alla manifestazione in favore di Dico e Pacs:

Centrodestra: governo in confusione. "La manifestazione - dice Sandro Bondi, coordinatore di FI - è solo espressione di una cultura individualistico-libertaria che nasconde il ghigno violento e prepotente del pensiero dominante di cui la sinistra è portabandiera". Maurizio Gasparri (An) propone che la Cdl scenda in piazza "senza simboli di partito, con gli italiani che non accettano la distruzione dei valori della famiglia". Per il leader della Lega Umberto Bossi "gli omosessuali hanno pur dei diritti che devono essere riconosciuti per legge ma se sono gli stessi diritti della famiglia tradizionale è il caos. Quei poveracci, tuttavia, hanno qualche diritto". ("La Repubblica", 11 marzo 2007)

Al di là delle considerazioni da malato terminale del signor Bossi e di quelle da mancato esponente di una realpolitik cattolica di uno scialbo Gasparri, mi sembra davvero interessante l'interpretazione proposta da quella simpatica canaglia di Sandro Bondi. Nella classifica delle dichiarazioni notevoli dell'attuale opposizone è una bella lotta tra il flaccido e bianchiccio finto clerico (ossia, Bondi) e quell'altro "libero pensatore" del partito più votato nella penisola alle ultime elezioni, Forza Italia (ahimè!), cioè Schifani (nomen-omen?). Secondo me la frase di Bondi merita un nobel, non credete? L'espressione "ghigno violento e prepotente del pensiero dominante" pare una delle migliori pagine di Céline, anche se, riferita ad una manifestazione, forse, perde un pò di quella sua carica esplosiva. Rimane purtroppo ambiguo quale sia poi questo pensiero dominante, di cui la sinistra sembrerebbe essere la quinta colonna nella terra santa italica. Non deve però passare in secondo piano l'altra perla ("cultura individualistico-libertaria") che in sè racchiude almeno due secoli di pensiero occidentale. Fortunatamente Bondi ci svela come in realtà quella libertaria e quella individualistica siano una stessa cultura: effettivamente il collettivismo che il pensiero anarchico e libertario cercò di attuare in passato non è altro che l'individualismo. Semplice, no?
Mi domando come Bakunin e Marx non siano mai riusciti a capire questa palese verità. Per non parlare dei tanti liberali che, errando, hanno sempre visto il demonio nella cultura e nelle pratiche libertarie. E il bello è che monsignor Bondi (me lo vedo nel momento della dichiarazione: mani giunte, la pelata luccicante, lo sguardo placido e commovente, di tre quarti, sulla parete alla sua destra una foto di Berlusconi e, sotto, una di Ratzinger, ma l'ordine potrebbe variare a seconda delle necessità politiche)  ce lo dice così, en passant, con tutta semplicità, senza farci sentire piccoli piccoli di fronte alla nostra ottusa ignoranza. Che gran signore!
postato da: Bombaccitch alle ore marzo 11, 2007 01:52 | link | commenti (1)
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sabato, 24 febbraio 2007

Giovedi 22 febbraio 2007

Non è questa l'ora delle analisi, né delle critiche.
Tanto meno del mea culpa. Non è il momento di
 chiedersi dove sta l'errore. Oggi l'unico nostro
 dovere è quello di sostenere il governo, anche se il
 dubbio si può insinuare in noi.

 Ma ci siamo forse dimenticati la passione e la
 speranza dell'aprile scorso? Abbiamo forse scordato
 tutto d'un botto la sofferenza in quella lunga notte
 di scrutinio? E la gioia, seppur dimezzata, del giorno
 dopo? Abbiamo già archiviato negli scaffali più
 lontani della nostra memoria – come fosse stato un
 brutto film – il quinquennio di governo di Berlusconi?
 Non ricordate già più le leggi-truffa, l'incapacità,
 la grassa ignoranza palesata senza pudore dall'allora
 capo del governo e dai suoi tristi scherani, i
Calderoli, gli Schifani, i Bondi?
 Eccoli, stanno già risorgendo dalle loro paludi,
 questi studentelli rimandati a settembre dal buonsenso
 e da un popolo che nemmeno un anno fa scelse la giusta
 via. Eccoli, che rialzano la voce, che aprono la bocca
 per fargli prendere dell'aria, perché nulla hanno da
 dire. Ed ecco quella metà bastarda dell'Italia che li
 segue, che ride ora, che protesta, che si accinge a
 scendere in piazza, illuminata dal sorriso del Grande
 Cialtrone.
 È questo ciò che vogliamo rivivere? Sono questi
 emarginati dal buonsenso che vogliamo rivedere al
 governo?

 Non è questa l'ora delle divisioni. Siamo un'unione, a
volte tenue, troppo spesso fragile. Ma vogliamo essere
 e rimanere un'unione, più forte, più convinta, più
 compatta. Un'unione ancora al governo, un'unione DI
governo, per guidare un paese troppe volte bistrattato
 dalla classe dirigente, per dirigere una nazione, con
 la quale alcuni di noi devono iniziare a
 riappacificarsi. Non devono esistere divisioni. E a
 nulla serve sbraitare contro Vaticano e Stati Uniti o
 contro gli Andreotti e i Pininfarina di turno. Si
 sapeva già quello che avrebbero fatto o tentato. Ma i
 problemi si risolvono dentro le nostre quattro mura:
 non si grida dalla finestra per un litigio in
 famiglia, nemmeno la causa fosse un adulterio. E, ora,
 i panni sporchi li si lava in casa.

 Non è questa nemmeno l'ora dei rimpianti. Perché nulla
 è ancora perso, nulla è stato deciso. L'unica rotta è
 quella che stavamo percorrendo. Stolto sarebbe chi ora
 lascia la nave, perché non s'aspettava di incontrare
 una tempesta. Colpevole è chi fraternizza con gli
 ammutinati, qualunque siano le loro ragioni etiche e
 morali.
 Il nostro diritto ed il nostro dovere nell'ora attuale
 è dimostrare la nostra solidarietà, la nostra fiducia,
 il nostro sostegno al governo. Chi con la parola, chi
 con l'azione: scendendo in piazza, manifestando,
 occupando la strada per rendere esplicito ciò che
 vogliamo. Non ribadiamo ulteriormente lo stereotipo
 dell'italiano che va dove soffia il vento. Chi si
 oppose alla bufera, negli inverni di sessant'anni fa,
 cambiò le cose, sovvertì una ventennale realtà,
 ponendo le basi di un'Italia nuova, di un futuro
 diverso.

 Seguiamone le orme, convinti delle nostre
 potenzialità. Perché questa prima pagina di Libero sia
 solo un triste, tetro e momentaneo ricordo:

 http://www.libero-news.it/libero/index.jsp

postato da: Bombaccitch alle ore febbraio 24, 2007 19:21 | link | commenti
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sabato, 02 dicembre 2006

La serata di ieri, senza alcuna aspettativa e senza alcun programma, è una di quelle che si può definire "riuscita". Dopo una giornata poco produttiva in università, mi sono trascinato a casa stanco e svogliato. Mi dava l`idea che sarebbe stato un venerdì sera piuttosto vuoto. Anche per il semplice fatto che non avevo voglia di sbattermi ed uscire...
Mentre mi accingo a salire carrer Santalò, ripido come le Dolomiti, mi chiama Tommaso, un toscano che sta facendo il dottorato qui. Ieri ha cominciato a lavorare all`archivio del sindacato socialista, a due passi da casa mia, a sistemare bene non so che cosa, ma mi pare siano dei fascicoli impolverati riguardanti il sostegno del partito comunista americano ai comunisti spagnoli in esilio durante la dittatura. Cose divertenti, tipo i soldi che Chaplin e Bogart mandavano oltreoceano. A lui pero, di soldi ancora non gli hanno detto nulla...
Mentre attendo alla fermata della metro, suona il telefono. E` Marco, un romano sulla trentina abbondante, che non sentivo da un pò. Qui a Barcellona non si sa ancora bene che vuol combinare: l`anno passato ha fatto un master in antropologia visuale, ad aprile dovrebbe andare in Venezuela a studiare una popolazione indigena (ma con il proposito di fermarsi là qualche tempo...), anni fa ha vissuto a Copenaghen a casa di un prete protestante, lavorando saltuariamente facendo il fattorino... nei primi anni Novanta era in Messico a provare peyote, da quel che racconta. Uscito dal deserto, in un pueblo isolato il barista gli fa che in Italia è morto un tifoso del Genoa, accoltellato. Marco, che lo spagnolo praticamente non lo parla, gli fa, in un rotondo romanesco: "Ma a mme, che me ne fotte? Ssto qua en er deserto, ma che mme frega...?!?"

Morale della favola, salta fuori una cena: tre boccie di rosso catalano, penne all`amatriciana e bruschette. Alex attendeva in casa, cotto da una settimana di lavoro. Gli si è rallegrato la serata con strane storie, di cui Marco era l`inevitabile protagonista e narratore. Tommaso era divertitissimo: da quando ha conosciuto Marco non fa altro che ripetermi se organizziamo una partita a poker. A San Gimignano, mi narra, passava delle gran serate attorno al tavolo verde del bar del paese, fino all`alba, con la serranda abbassata, fumando pacchetti di sigarette addolcite da qualche wiskhy con latte caldo, preparato da Giovacchino, il fedele barista, di quelli che ora non ne esiste quasi più...
Si è finiti - come poteva essere altrimenti? - sulla politica. Marco ha iniziato un tour de force riguardo a Foucault. Tommaso si concentrava sul "Tredici volte Lenin" di uno sloveno, allievo di Deleuze. Passando per Marx, si è finiti su Hegel. Alex ha trovato la scusa per abbandonare la seduta filosofica e andare a farsi una doccia. Io mi sono tenuto fuori, ma ascoltavo intensamente. Sono intervenuto per difendere dalla batosta Toni Negri, anche se non con troppa convinzione.
La divergenza di vedute riguardo a chi è il vincitore tra servo e padrone nell`opera hegeliana è seguita anche al bar di Gracia dove ci aspettava il Bulla, a cui di Foucault ed Hegel non poteva fregargliene di meno. Io mi sono concentrato su una birra fresca e sulle palle del biliardo, mentre ronzavano ancora concetti romaneschi e categorie in toscanaccio...

Aggiunta posticcia: sono stato in dubbio se aggiungere queste righe, che rovinano, ne sono cosciente il tono del post. Ho appena visto immagini e fotografie, sentito parole ed urla della manifestazione romana della destra. Sono incazzato nero. Che immonda razza di gente! Che vergogna! E`inverosimile tutto ciò che sta accadendo... così a caldo, senza una lucida analisi, provo solamente ribrezzo ed un immenso ODIO per quel congiunto di populisti senza cervello, di neo-fascisti orgogliosi della loro condizione di emarginati, di poveri poveri poveri leghisti. Tante cose mi navigano nella testa di ciò che ho appena visto... tipo le bandiere nere della Fiamma Tricolore, le mezze minacce di morte per Prodi, gli insulti razzisti, xenofobi, le offese gravi e personali al deputato Luxuria per ciò che è (che mi ricorda con estremo timore il nazismo!), un assurdo striscione della nuova DC (un partito fantasma) che ridicolmente paventa il ritorno della balena bianca, un uomo di colore in veste di uomo-sandwich con una scritta che recita: "piuttosto che di sinistra, meglio il foglio di via!", una signora di mezza età con un cartello "No Pacs".
Non so cosa pensare, davvero... a parte rilevare come la destra non possa fare altro che trovare visibilità con l`insulto e la violenza verbale, anticamera di quella fisica... a parte condannare risolutamente queste centinaia di migliaia di ignoranti, di feccia, di insulsi corpi senza cervello che hanno assistito a questo carnevale di Mangiafuoco. Un Mangiafuoco redivivo, al solito populista ed ignorante, con ancora il coraggio di appellarsi alla parola  libertà, che nella sua bocca ha perso ormai qualunque valore.
 
Dal nulla della mia posizione, vi condanno all`emarginazione perpetua dalla terra del buonsenso e dell`intelligenza, immonda schiera di schiavi, che applaudivate quel borioso padre-padrone.
postato da: Bombaccitch alle ore dicembre 02, 2006 18:04 | link | commenti (4)
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lunedì, 06 novembre 2006

E´ arrivato l`autunno anche a Barcellona. Ma è ancora un autunno dolce come i panalletes, dei biscotti che i catalani accompagnano al vino rosso e alle castagne il giorno dei santi. Ieri il sole brillava forte, stampato in un cielo senza nubi. Ero con Pietro sul Moll de la Fusta, il pezzo di Ramblas che entra nel porto vecchio, tra navi a vela e qualche peschereccio in lontananza. Pietro era in zona per la feria di Girona con Andrea, il primo elbano che conosco. Tra sabato e domenica ho indossato di nuovo i panni della guida turistica. Panni sporchi, che non indossavo da un pò. Ma devo ammettere che ci ho ri-preso gusto. Merito anche della macchina di Alex, che mi ha permesso di non ammazzarmi di camminate per le grandi vie dell`Eixample. Pietro è rimasto piacevolmente colpito dalla città, nelle sue multiforme espressioni. Il Raval ha fatto il suo effetto, con le vie strette, colorate e decadenti. E le Ramblas, chiuse al traffico, hanno lasciato parlare le persone e i mille mimi, sempre più all`avanguardia. Pietro era incuriosito dal catalano. Lo faceva sorridere con questa sua cadenza e questi suoi suoni: gli ricordavano una lingua medievale, una lingua che è rimasta quello che era alla nascita. Effettivamente non ha tutti i torti: con un pò di immaginazione si può pensare ai cantori occitani di otto secoli fa...

Dopo il pranzo del primo novembre, terminato con le castagne, i bravi cittadini catalani sono andati ad esercitare il loro diritto al voto. Si sono tenute le elezioni per la Generalitat Catalana. A dire il vero, il diritto non lo hanno esercitato in molti, vista l`astensione superiore al 40 per cento. Comunque, si è bene o male riproposta la situazione di prima: sembra che si riformi il Tripartito con i socialisti, la sinistra catalanista e i post-comunisti-ecologisti. Una novità (che ancora non si sa se preoccupante o meno) è stata rappresentata dalla presenza di un nuovo partitucolo, Ciutadans (Cittadini), che ha ottenuto 3 seggi con il 3 per cento dei voti. Il manifesto elettorale rappresentava il capolista nudo, con le mani a coprire i genitali. Per ora sembrano tutto e niente, visto che il programma è praticamente inesistente. Si propongono di difendere la lingua castigliana nella catalana Catalunya, cosa che ha portato a giudicarli dei neo-falangisti españolisti. Ma personalmente per ora li vedo ancora come dei qualunquisti, che hanno raccolto soprattutto un voto di stanchezza e protesta. Si vedrà. Il peggio però è stato rappresentato dai manifesti elettorali di Esquerra Republicana de Catalunya dove il populismo era realmente di casa. Vi comparivano i leader del partito fotografati nella (finta) quotidianità, sotto il lemma: "Umani come te". Alcune foto? Carod-rovira mentre si fa la barba; Puigcercos mentre annusa un pomodoro al mercato; un altro tizio di cui non ricordo il nome che raccoglie funghi nel bosco. Disapprovo, chiaramente.

Postilla divertente: si presentava anche un non ben noto PCPC, ossia Partito Comunista del Popolo Catalano. Non si poteva votarlo. Comunque nella pubblicità elettorale due tristi figuri e una triste ragazza sedevano dietro una scrivania in finto legno. Dietro di loro una parete bianca. Tutto era parecchio triste. Loro però erano convinti. Non so cosa avrebbe detto Lenin. E nemmeno Bombacci. A cui vorrei dedicare questo post, visto che il 24 ottobre di 127 anni fa nacque a Civitella di Romagna.

postato da: Bombaccitch alle ore novembre 06, 2006 21:05 | link | commenti (5)
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giovedì, 12 ottobre 2006

Cosa dire e cosa fare quando Berlusconi da dei banditi a coloro che hanno scritto e approvato la nuova legge sulla televisione?

Forse, parlare di tutt´altro. Sono in camera mia a Barcellona. Sono malaticcio e fuori piove. Ieri pioveva di piú. E l`ho presa tutta in testa. Partita di calcio a sette sotto la tormenta. Tanto che per un momento pure grandinava. Io ho chiesto all´arbitro se non era il caso di andare a casa. Ma lui, piccolo, magro, con degli occhialini da Archimede Pitagorico, nemmeno ha preso in considerazione la mia proposta. Sembrava un burocrate inflessibile. L´acqua delle docce pure era fredda...
La burocrazia e´ il mio incubo in queste settimane. Sto passando intere giornate tra carte, certificati e documenti vari, in uffici e altri uffici, a telefonare e chiedere chiarimenti. Ossia, come diceva Rikk Agnew, i´m stressed. Pensavo che la burocrazia italiana fosse il peggio, ma mi sono reso conto che anche qui non scherzano mica. Insomma, alla fine da buon qualunquista ho dedotto che siamo tutti sulla stessa barca. Una barca che fa acqua da tutte le parti.
L`altra settimana ne parlavo con il Bulla, al secolo Oriol. Eravamo in una enoteca qui dietro casa mia: i due simpatici esercenti organizzavano una serata di assaggi gratuiti allo scopo di aumentare la propria clientela. Noi si é fatto un salto a provare vini di qualitá. Il Petit Grael della zona a sud di Lerida é una favola. Comunque. Col Bulla parlavamo di quanta acqua fa la barca in cui viviamo. E il sistema che ci frega. Produrre per produrre di più, fare per fare sempre di piú. Se entri nel giro - ma chi ne é fuori? - il circolo é altro che vizioso... Una simpatica signora si é avvicinata, sentendo la nostra conversazione. Si é scoperto poi che la signora lavorava nel campo dell´economia. Difendeva a spada tratta il suo ritmo di vita. Niente da dire. O anche sí. Peró la signora non capiva cn il suo elegante vestito scuro e la camicia bianca. E il sistema che ci frega, le dicevo. Bisognerebbe pensare una alternativa al sistema. Anche noi ne siamo dentro, ci sguazziamo senza nemmeno accorgercene. Pero essere consapevoli che ci potrebbe essere un altro modo, un altro ritmo di vita. Questa é la chiave: essere coscienti. Almeno nei momenti bui, dopo un mese in fabbirca da mattina a sera, dopo una settimana di raccolta mele nei campi dall´alba al tramonto, dopo una giornata in ufficio dalle 8 alle 22 succubi del proprio grande capo. Essere coscienti che non dovrebbe essere sempre così. Pensare che si potrebbe fare diversamente, non solo lavorare per lavorare di piú.
Ma si era in un vicolo cieco. Il Bulla doveva andare ad una cena, la signora andava via. Io ho comprato una bottiglia di quel buon vino di Lerida. E` la bottiglia del vino per la prossima grande occasione. Sono tornato a casa con la bottiglia in una busta sotto braccio, ho salutato i cinesi del bar all`angolo e Farley, il ragazzo brasiliano che gestisce il bar Sants, altro loculo esattamente sotto casa. Ho salito le scale e ho posato la bottiglia del vino. Campeggia ancora lí sul mobile di camera mia.
postato da: Bombaccitch alle ore ottobre 12, 2006 20:12 | link | commenti (5)
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mercoledì, 06 settembre 2006

Sono in Trentino da una decina di giorni. Il cielo è di un azzurro intenso: nei contorni delle montagne risalta incredibilmente. Sembra disegnato da un pittore bambino che ancora non sa dosare bene i colori. La temperatura è alta, da agosto pieno. Il fine settimana lo passerò nella rossa Bologna, tra i suoi portici, le sue piazze, i suoi bar...
Ho girovagato nel sud della Francia verso ferragosto con i fratelli Malone (Frankie e Tony) e il mitico Manolo. Ho avuto la riprova che le città svuotate sono la patria dei fenomeni, coloro che durante l'anno si mischiano con la moltitudine lavoratrice e si notano solo parzialmente. Beziers, poco a sud di Montpellier, mi è parsa il loro luogo prediletto. La città, stretta tra il fiume Orb e il Canal du Midi, si innalza su una collina: sulla cima una chiesa fortezza ribadisce i secoli di dominio cattolico e la crociata contro gli albigesi. Nel 1209 si racconta ne furono uccisi oltre 20 mila. La storia dei catari, con la loro protesta a Roma Ladrona ante-litteram e la ricerca della perfezione dello spirito, ora è unicamente una maniera per attrarre i turisti. Vedi Carcassonne, una simil-Disneyland, dove avrei ammazzato i bambini con le spade di plastica che, schiacciando un bottone, ripetevano un suono metallico. Inutile dire che era una giungla di spade e suoni metallici. Comunque ai catari li hanno ammazzati e fino a qualche tempo fa non se li filava nessuno; ora invece sembrano tutti interessati a questi poveretti, massacrati e arsi vivi perchè giudicati eretici dal Papa.
I fenomeni di Beziers chissà che forse centrano con tutto ciò. Ultimi discendenti di catari che per mantenere la purezza del sangue hanno continuato a riprodursi tra parenti. O discendenti di fanti e cavalieri alleati ai cattolici con qualche difficoltà di comprendonio: in quelle armate tiravano su di tutto. Comunque, in un quarto d'ora mi hanno incrociato almeno cinque possibili competitori del premio mondiale dei fenomeni. Il migliore era uno sulla sessantina, gambe secche, ventre gonfio, pantaloncini corti, calzini al polpaccio e ciabatte da casa, maglietta bianca sdrucita e un pò sporca. Stava uscendo, camminando storto, seguito da un cane fastidioso e pulcioso, da un distributore sulla strada che sale in centro città con un bottiglione da qualche litro pieno di un liquido giallognolo. Erano le nove del mattino. Non penso che potesse ubriacarsi con l'olio, nè con qualche lubrificante.
Bologna al 15 d'agosto è un'altra terra natale di fenomeni. Un mio amico ci è tornato apposta per fargli delle foto. Ma il meglio mi è capitato qualche anno fa a Salò. Ero andato a vedere la casa di D'Annunzio. Il biglietto era caro e non mi è piaciuta granchè. La guida (imposta) era francamente ignorante, inutile e lenta. All'ingresso la bigliettaia era una vera testa di cazzo. Ci siamo poi mangiati una pizza, o qualcosa del genere, in un bar di fronte. Il cameriere aveva seri problemi. Del tipo quasi mongoloide. Ma forse era tutto giusto e sembrava solo mongoloide. Il cassiere era sulla stessa linea. A fianco c'era un'enoteca. L'esercente sembrava finalmente normale, ma il fatto che vendesse la Grappa del Duce e il Vino delle Camice Nere mi ha fatto presto cambiare idea. Stessa sorte per il venditore di magliette e bandiere nel baracchino di fronte. Ho pensato che sono figli e nipoti degli ultimi repubblichini. Probabilmente per mantenere la purezza biologica si sono accoppiati solo tra loro. Erano tutti parenti.
postato da: Bombaccitch alle ore settembre 06, 2006 10:06 | link | commenti (2)
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mercoledì, 02 agosto 2006

Dio madonna! Fa un caldo burino! Pensavo come si potrebbe conzare padre amorth, il simpatico esorcista (uuuuhhh!!!), o don camillo ruini, il pedante censore, con una temperatura così poco divina. Ma sono brutte visioni, brutti pensieri. Meglio non descriverli... La calura è tanta che ho optato per non uscire di casa fino al tramonto in quest`ultima settimana. Stile Conte Vlad. Uscita post-ore 20 per una cervecita o un po di sport. Stasera, nella seconda versione del post-ore 20, sono andato a correre al Park Guell per cercare un pò d`aria, credo. Ma la risposta più adeguata sarebbe: per cercare la morte. Anche perchè ho optato per l`entrata laterale, quella delle scale mobili. Pero uno che va a correre non può proprio prendere le scale mobili. Non sarebbe corretto, direbbe un PM. Quindi: scale e rampe im-mobili. Dunque, calvario. Dio buono, ho sudato come un samaritano!

Bè, tra una settimana sarò nel sud della France, con l`idea di gironzolare tra l`Atlantico, Bordeaux e Montpellier. Dare uno sguardo alla Camargue e magari all`Ariege, dove Otto Rahn, un mezzo visionario, mezzo matto, aveva fatto credere a Hitler e Himmler che ci fosse il Sacro Graal. Ma era una buffonata, checché ve la raccontino. Prima tappa: Tolosa. A casa del petit Guillaume. Ci aspetta - si perchè viene diretto da Rimini anche quel tipo strano che si chiama Francesco De Luigi e diretto da Valencia Manuel altro sammarinese doc - fuori dalla stazione dei bus, dove si trova il Bar Populaire, ritrovo di autisti, bandoleri stanchi e vecchietti. Specialità della casa: Pastis. Un brindisi tira l`altro, mi hanno raccontato...

postato da: Bombaccitch alle ore agosto 02, 2006 00:01 | link | commenti (1)
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mercoledì, 19 luglio 2006

Ho appena cenato con un fresco gazpacho nel tentativo di ammazzare il calore da bestie, accompagnato da un`insalata e tre fette di chorizo al peperoncino. Sto sorseggiando un caffè con ghiacchio, mentre qui sotto, su Ronda General Mitre, passano ancora un fiume di macchine, furgoni, moto. Di giorno rendono invivibile l`appartamento. A Bologna, nei meandri dei cantieri dell`alta velocità, tra scavatrici abnormi e spaccio pesante, la situazione non era poi tanto diversa.

Lunedì pomeriggio ho tagliato dopo oltre tre mesi i capelli. Il barbiere non sapeva nulla di me dall`8 aprile, la vigilia delle elezioni politiche, la vigilia della sconfitta di Berlusconi Silvio. Hanno portato fortuna quei capelli, che mi rifiutavo di tagliare per scaramanzia: hanno dato un governo di sinistra, un presidente della Camera comunista, un presidente della Repubblica comunista e un mondiale...

Dieci giorni fà, a quest`ora, stavo perdendo la voce durante il secondo tempo della finale dei mondiali. Ho vissuto quei 120 minuti tra urla, corna sui coglioni ogni volta che la palla superava la nostra metà campo e false preghiere di conversione al cattolicesimo nel caso in cui avessimo vinto. Ero in un pub irlandese. I francesi erano il 95 per cento, cioè troppi. Noi si era una decina, tra cui alcuni adottati. Alex, il mio coinquilino, si spacciava per siciliano ed ha eroicamente resistito con me fino alla fine, sopportando il sudore e i canti dei gavachos, come chiamano qui i francesi. Io ero letteralmente scalmanato, avevo perso il controllo: guidavo una ridotta italiana nell`angolo nord-est del pub a forza di cori e, devo ammetterlo, anche sonori insulti. Credo di aver rischiato il linciaggio. Ma a volte bisogna fregarsene del politically correct. Alla fine gliela si è messa nel culo a Chirac su, in tribuna. Eh, il nostro Napolitano! La versione del nuovo millennio di Pertini!

E poi fuori sulle Ramblas, sventolando la maglietta di Totti, comprata tre ore prima da un pakistano, abbracciando gli altri conterranei esuli, turisti, viaggiatori, fancazzisti, fuggitivi... su un lampione ad intonare cori, inni, canzoni: il momento culturalmente più alto è stato "Notti magiche"... e poi su, dopo scene apocalittiche, con due turchi che sembravano due calabresi, con un matto della Florida che diceva: "Suono itteliano! Crazie, preco...!", e poi su, in risalita, come un torrente in piena, davanti ai crucchi sconfitti seduti ai bar, fenomeno da baraccone per turisti nordici eravamo, e poi su, fino a Plaza Catalunya dove già si era nella bambagia della festa: la strada bloccata, la gente impazzita, non ho idea di quanta gente ci fosse, almeno alcune migliaia, sicuramente più che nella alpina Trento, fino alle due del mattino... Per evitare equivoci, già che si intravedevano i soliti fascistelli laziali, ho accompagnato i canti nazionali con il pugno chiuso ben in alto.

Vincere un mondiale è cosa che succede di rado e che riempie di gioia. Vincerlo all`estero è un`esperienza ancora più decisa.

Bisogna sapere riconquistare - dopo il governo - un sano patriottismo, che si riallacci alla guerra partigiana, alla liberazione del territorio italiano dall`invasore: non dobbiamo lasciare in mano alla destra il valore della nazione e dell`Italia. Non dobbiamo più domandarci se sia giusto o meno cantare l`inno di Mameli (che tra l`altro è bello, è allegro, vivo) per paura di apparire dei nazionalisti: dobbiamo essere capaci di separare la nazione italiana dal passato fascista, che se ne è voluto appropriare, storpiandone il significato. Dobbiamo pensare al viso di Pertini, partigiano, socialista, esultare al gol di Tardelli. Dobbiamo pensare al sorriso di Napolitano alla realizzazione del rigore di Grosso.

postato da: Bombaccitch alle ore luglio 19, 2006 22:15 | link | commenti (2)
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